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L’Importanza e i Benefici dello Sviluppo Aerobico – Allenamento MAF



I Sistemi Aerobico e Anaerobico


Gli esseri umani sono biologicamente dotati di un sistema anaerobico che può attivarsi istantaneamente. Se qualcuno sta camminando per strada e improvvisamente inizia a piovere a dirotto, può correre rapidamente per cercare riparo senza alcuna preparazione. Questo sistema è sempre presente e non richiede allenamento.

Il sistema aerobico è diverso. Deve essere sviluppato deliberatamente nel tempo. Risponde lentamente, ma una volta allenato diventa il sistema dominante per le prestazioni di resistenza. Questa distinzione è al cuore della fisiologia moderna della resistenza ed è fondamentale nel lavoro di Phil Maffetone, che sottolineava come gli atleti di endurance abbiano successo non stressando costantemente il corpo, ma costruendo pazientemente la capacità aerobica.


La dieta gioca anch’essa un ruolo fondamentale nello sviluppo efficace di questo sistema. Eccesso di zuccheri, alimenti altamente processati e flessibilità metabolica ridotta compromettono l’efficienza aerobica, mentre migliorare il metabolismo dei grassi consente al sistema aerobico di funzionare più efficacemente e di recuperare più rapidamente.


La Paura di Correre Troppo Lento


Una delle esperienze più universali quando gli atleti iniziano l’allenamento aerobico di base e adottano la metodologia Maffetone è la sensazione di andare incredibilmente lenti rispetto al loro ritmo abituale. Correre lentamente sembra sbagliato, soprattutto per gli atleti che sono cresciuti associando lo sforzo al progresso. Molti si preoccupano di come appaiono ai compagni di allenamento, agli allenatori o persino agli estranei. Storicamente, gli atleti venivano apertamente derisi per aver rallentato, e sebbene la consapevolezza sia migliorata, la resistenza psicologica rimane profondamente radicata.


Queste reazioni non sono un segno di allenamento inefficace, ma un segnale che l’atleta sta mettendo in discussione convinzioni a lungo sostenute.


Cosa Migliora Davvero: Efficienza, Non Sforzo


Con il proseguire dell’allenamento aerobico, emerge un modello costante e spesso sorprendente, che molti atleti notano intuitivamente prima ancora che i dati lo confermino. La frequenza cardiaca rimane relativamente stabile, mentre il passo inizia a migliorare, talvolta in modo sottile all’inizio e poi più chiaramente con il passare delle settimane.


Senza cercare di correre più velocemente, gli atleti si accorgono di muoversi più efficientemente, coprendo più distanza allo stesso costo fisiologico, respirando con maggiore facilità, recuperando più rapidamente e completando le sessioni con una sensazione di controllo piuttosto che di esaurimento.


Questo momento è spesso profondamente rassicurante, poiché fornisce una prova tangibile che l’adattamento sta avvenendo, anche se l’allenamento stesso sembra contenuto e, a volte, quasi troppo facile.


Questa relazione evolutiva tra frequenza cardiaca e passo è al centro dell’allenamento MAF, un metodo sviluppato da Phil Maffetone, che da tempo sostiene che le prestazioni di resistenza non si costruiscono attraverso l’intensità costante, ma attraverso il miglioramento graduale dell’efficienza aerobica.


Il Ruolo del Periodo di Base


Il periodo di base è dove questa trasformazione avviene realmente, spesso lontano dai riflettori e senza alcun senso immediato di urgenza. Quando non ci sono gare imminenti, l’allenamento può essere ridotto alla sua funzione più essenziale: lo sviluppo del sistema aerobico. L’intensità è volutamente limitata, non perché l’atleta manchi di ambizione, ma perché l’obiettivo è l’adattamento a lungo termine piuttosto che la gratificazione immediata, e di conseguenza i progressi emergono lentamente, talvolta quasi inosservati all’inizio.


Questo approccio richiede di dare valore alla pazienza rispetto all’aggressività, alla moderazione rispetto alla presunzione, e alla costanza rispetto a sforzi isolati.


È spesso in questa fase che si verifica il cambiamento più significativo nella mentalità, poiché gli atleti iniziano a riformulare la nozione di allenamento produttivo. Invece di misurare il successo in base a quanto sono esausti alla fine di una sessione, iniziano a valorizzare la ripetibilità, il recupero e la capacità di presentarsi ogni giorno con lo stesso livello di impegno. Inseguire l’esaurimento lentamente lascia spazio alla ricerca della costanza, e in questo passaggio molti atleti gettano le basi non solo per migliori prestazioni, ma anche per un rapporto più sano e sostenibile con l’allenamento stesso.


Misurare i Progressi Senza Gareggiare


Il progresso non richiede competizione costante e, in effetti, trattare ogni sessione come un test o una gara spesso oscura i miglioramenti reali, lasciando gli atleti frustrati e disorientati.

Invece, i progressi possono essere monitorati in modo semplice ed efficace con controlli strutturati, come correre una volta al mese su un percorso pianeggiante a frequenza cardiaca fissa e osservare i cambiamenti nel passo. Queste sessioni non riguardano il superamento dei limiti o l’esaurimento, ma l’ascolto del corpo e la misurazione dei segnali sottili ma significativi dell’adattamento aerobico.


Quando il sistema aerobico si sviluppa efficacemente, i miglioramenti diventano evidenti senza forzarli: entro un mese, gli atleti notano spesso di coprire più distanza alla stessa frequenza cardiaca; entro due mesi, il passo aumenta ulteriormente, una ricompensa tangibile per la pazienza e la costanza. Quando tali progressi non si verificano, la ragione raramente è la mancanza di impegno, ma di solito riguarda altri fattori come dieta, recupero, stress o allenamento troppo intenso troppo spesso.


Perché Interrompere Prematuramente il Progresso Aerobico?


Quando il passo inizia a migliorare alla stessa frequenza cardiaca, le prestazioni in gara seguono naturalmente, spesso senza ulteriore sforzo o intensità, poiché l’efficienza aumenta, la resistenza muscolare si rafforza e il rischio di infortuni diminuisce. A questo punto, molti atleti sentono l’irresistibile impulso di introdurre allenamenti veloci o più intensi, attratti dalla sensazione di sentirsi più forti, veloci e capaci. Tuttavia, vale la pena fermarsi a considerare una domanda fondamentale: perché interrompere il progresso aerobico mentre sta ancora evolvendo efficacemente?


Introdurre troppo presto il lavoro di velocità interrompe spesso i guadagni silenziosi e costanti dello sviluppo aerobico. Questo plateau non è dannoso, ma è inutile e può limitare il potenziale finale di un atleta che non ha ancora sfruttato appieno il suo sistema aerobico. Gli sport di resistenza, che siano corsa, ciclismo o triathlon, sono fondamentalmente aerobici, e più a lungo questo sistema viene lasciato maturare, più alto sarà il potenziale finale dell’atleta.


Resistenza a Tutti i Livelli


La difficoltà ad accettare il ritmo lento non è confinata ai principianti; permea tutti i livelli di atleti di endurance, dagli amatori agli agonisti e ai professionisti esperti.


Molti runner, in particolare negli allenamenti di gruppo, si ritrovano a correre leggermente troppo veloci giorno dopo giorno, spesso senza rendersene conto, mentre le dinamiche sociali trasformano sottilmente una sessione aerobica in una competizione silenziosa. Si osserva un pattern ricorrente: gli atleti si allenano costantemente a intensità moderatamente alta, accumulano infortuni e faticano a esprimere il loro massimo in gara. Quando questi stessi atleti vengono finalmente guidati a correre all’intensità aerobica corretta, il passo richiesto può sembrare quasi umiliante, eppure il disagio raramente è fisico; è psicologico, una sfida contro aspettative radicate e ego piuttosto che contro la fisiologia.


Col tempo, tuttavia, si verificano trasformazioni straordinarie. Gli atleti che un tempo dubitavano della loro forma fisica iniziano a vedere miglioramenti significativi nelle prestazioni, nella resistenza e nella resilienza.


I runner amatoriali spesso passano da miglia da dieci minuti a sette o persino sei minuti, riducendo il rischio di infortuni e migliorando la salute generale, sempre alla stessa frequenza cardiaca aerobica. Gli atleti professionisti sperimentano lo stesso principio a un livello più estremo, con uno sviluppo aerobico a lungo termine che crea la base per una dominanza sostenuta. La lezione chiave è che pazienza e disciplina nell’aderire al sistema aerobico spesso producono risultati molto più significativi della velocità immediata, e chi riesce ad abbracciare questo approccio lento e misurato ottiene i guadagni più profondi.


Mantenere l’Allenamento Semplice


L’allenamento di resistenza non deve essere complicato o eccessivamente ingegnerizzato. Quando i progressi si arrestano o si verificano battute d’arresto, i segnali sono spesso semplici e difficili da ignorare: eccesso di grasso corporeo, infortuni ricorrenti, turbolenze emotive legate all’allenamento o un plateau nelle prestazioni.


Questi non sono quasi mai segni di limiti genetici, ma indicano che l’allenamento si sta allontanando dal design biologico naturale del corpo. Gli esseri umani sono progettati per migliorare costantemente quando l’allenamento è in linea con fisiologia, nutrizione e recupero.


Questo principio risuona in diversi campi: fisiologia della resistenza, salute evolutiva e ricerca metabolica, tutti sottolineando il legame tra costanza, salute e prestazioni. Leader di pensiero come Phil Maffetone, Mark Allen e Mark Sisson hanno sottolineato, ciascuno a modo proprio, che le prestazioni ottimali non possono essere separate dalla salute complessiva, e che il miglioramento sostenibile deriva dal rispetto dei sistemi naturali del corpo.


Semplificando l’allenamento, monitorando attentamente i progressi e rispondendo ai segnali del corpo, gli atleti possono coltivare longevità e prestazioni di picco, spesso con meno stress e maggiore soddisfazione rispetto a inseguire velocità o intensità.


L’Ineluttabilità del Progresso


Quando il sistema aerobico è prioritario, la disciplina sostituisce l’impulso di spingersi troppo forte, e la semplicità sostituisce la complessità inutile, il progresso diventa quasi inevitabile.


La resistenza è una qualità che si costruisce gradualmente, costantemente e deliberatamente, ma una volta stabilita, dura molto più a lungo dei picchi di velocità o intensità. In questo contesto, l’allenamento non riguarda più l’inseguimento di risultati immediati o il tentativo di forzare il miglioramento, ma la creazione delle condizioni affinché il corpo si adatti e si rafforzi naturalmente nel tempo.


Conclusione


Quando gli allenamenti rispettano la fisiologia, il recupero e lo sforzo costante, il miglioramento cessa di essere qualcosa da inseguire ossessivamente, arriva in modo organico, silenzioso e affidabile, diventando una ricompensa per pazienza, disciplina e allenamento intelligente focalizzato sull’aerobico.

 
 
 

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